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Finalmente qualcuno ha ufficializzato il danno da stress causato dagli Open Space!

L’eccessivo rumore è la prima fonte di irritazione e distrazione, seguita dalla assoluta mancanza di privacy…
E questo porta sicuramente ad un calo sul benessere dei dipendenti e sulla produttività aziendale.

Vi riporto l’articolo di Elsa Negri:

Perchè sono “bocciati” gli open space: aumentano lo stress in ufficio 

Il sistema di arredi mobili che ha creato l’open space venne proposto nel 1964 da Robert Propst come risposta ad una nuova visione: creare un ambiente di lavoro che non isolasse il dipendente, ma lo mettesse in costante comunicazione con il mainstream aziendale.
La speranza era di aumentare la flessibilità degli spazi e la produttività dei lavoratori. L’idea era di garantire la privacy senza dover costruire dei muri, fornire a ciascun impiegato un proprio spazio da personalizzare, sia in orizzontale (la scrivania) sia in verticale, grazie a paretine posticce.
Una volta cancellata l’equazione “un dipendente = una stanza”, grazie all’introduzione del cosiddetto “modulo”, molti datori di lavoro iniziarono a dimezzarne le dimensioni potevano stipando il doppio delle persone negli stessi locali, per risparmiare sugli affitti.
Spesso dunque il percorso si è concluso con la creazione di celle d’alveare di ridottissime dimensioni.
Dunque, l’open space non solo non ha mantenuto molte promesse, ma è ora accusato di influire negativamente su produttività e benessere.

Troppo caos, poca privacy
Discussioni tra colleghi e telefoni che squillano, spesso con suonerie improbabili a volumi altissimi: uno dei punti dolenti dell’ufficio open space è proprio l’inquinamento acustico.
Il rumore, infatti, distrae dal lavoro e aumenta lo stress.
Secondo uno studio del Politecnico di Bari pubblicato su “La Medicina del Lavoro” le più importanti cause di disturbo sono proprio le voci dei colleghi (31% del campione intervistato) e i telefoni (ben il 27%).
Altri elementi che fanno perdere la concentrazione sono gli impianti di condizionamento per il 15%, le macchine da ufficio (13%) e i rumori provenienti dall’esterni (13%).
Telefoni, stampanti, brusio, via vai: le distrazioni si ripetono, con incostante regolarità. Insomma, lavorare gomito a gomito produce ben più fastidi che benefici.
Addirittura lo stesso Prospt, poco prima di morire, chiese scusa al mondo per la “triste metamorfosi subita dalla sua invenzione”.
Il privilegio di una stanza da soli è dunque sempre più raro, eppure sono in aumento le persone che preferirebbero uno spazio tutto per sé.

Nonostante i molti svantaggi, anche gli open space presentano qualche lato positivo: avvicinando i capi ai propri subordinati, può accorciare la distanza psicologica fra i membri di uno stesso team.
Se tutti sono nella stessa stanza, infatti, è più facile confrontarsi con i manager.
Questo può tradursi in una maggiore energia per il gruppo, responsabilizzando le persone coinvolte e rafforzando lo spirito di squadra.
Tutto questo presenta due importanti risvolti: se da un lato i dipendenti possono migliorare le loro competenze e capacità grazie all’aiuto dei manager, dall’altro i dirigenti possono essere maggiormente coinvolti nelle attività di prima linea.
Un altro vantaggio per i dipendenti è la possibilità di creare un ambiente molto più ricettivo delle loro esigenze, proprio grazie alla condivisione degli spazi. Insomma, la vicinanza crea una maggiore sintonia tra parti spesso antagoniste. Molti studi dimostrano, inoltre, che il contatto continuo riduce il tempo dedicato ad attività produttive e migliora le performance del business.

Quando i responsabili, invece, hanno la loro bella stanzetta lontana dall’Open Space, allora decade l’unico vantaggio… 8)

Fonte

Leggete anche: La stroncatura dell’Open Space
e la  “filosofia” da cui è nato l’Open-Space sul sito consigliato da Cercopitecoallegro

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