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Oggi, venerdì 1 luglio 2011, la conferenza “Orientalismo: immagini di donne e di danza” alle h 19.30

Wendy Buonaventura è l’autrice del primo testo sulla storia della Danza del Ventre (Donne e danza nel mondo arabo): “Serpent of the Nile”, ed altri libri tra cui “Il Serpente e la Sfinge” tradotto in italiano.
Nel Week end 3 interessanti workshop e sabato l’hafla!

Workshop 1 L’espressività! sabato 2 luglio 2011 h 10.30-13.30
Less is more. Braccia e torso negli spostamenti : Fluidità ed eleganza

I movimenti del viso, delle braccia e del torso mettono a fuoco l’aspetto emotivo ed espressivo nella danza. La proposta di questo stage è creare una conessione tra la tecnica e un’espressione fluida. Si farà attenzione anche a come la semplicità ed il controllo delle braccia e del torso danno sopporto agli spostamenti vivaci, creando eleganza e fluidità.
Workshop 2 Il classico! sabato 2 luglio 2011 h 15.30-18.30
Raqs sharqi / Danza classica egiziana

Raqs sharqi è una fusione ricca di influenze, sia nella tecnica sia nella accompagnamento musicale. Questo workshop focalizza l’energia fluida e l’eleganza di questo genere di danza, e comprende delle sequenze e una coreografia.
Workshop 3 La fusion! domenica 3 luglio 2011 h 10.30-13.30
Baladi-Tango fusion

Il furtivo lavoro delle gambe tipico del Tango incontra la sinuosità della schiena e del bacino nella danza Mediorientale. Questo stage include la tecnica delle gambe tipica del Tango, alcune sequenze coreografiche, e nuove idee su come lavorare in coppia in questo stile.
Hafla
L’espressività … il classico … la fusion!

sabato 2 luglio 2011 h 20.00
con la partecipazione di Wendy Buonaventura e molte altre artiste italiane
** Tutti gli eventi si terranno al San Lo’ **
** Sarà presente una tradutrice Inglese/Italiano **

Info: 06.4467158

Per saperne di più:WendyBuonaventura, San Lò

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Un viaggio nelle danze di San Lo’

7° edizione dello spettacolo con la partecipazione di tutti gli allievi del San Lo’, me compresa
Danza Classica, Danza Orientale, American Tribal Style,  Darbuka-percussioni arabe, Tribale.

Domenica 19 giugno h 21.00
Teatro Sala Umberto
Via della Mercede 50
Roma
Prenotazione obbligatoria
Info: 06.4467158

I biglietti sono disponibili presso la segreteria del San Lo’

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Qualche stralcio dell’intervista a Maria Strova a cura di Silvia Casini, sul suo primo documentario in Europa intitolato Cercando Sheherazade.
Vi invito a leggere l’intera intervista qui.

Chi è Sheherazade?
Sheherazade, l’ingegnosa narratrice di “Le Mille e Una Notte”, è una donna colta, che conosce popoli e Paesi, che ha studiato la storia e la filosofia, le arti e le scienze e che sa fare tesoro di questa sua sapienza. È grazie a questa sapienza che cerca e trova dentro di sé la forza, le risorse per ribaltare il proprio destino di infelicità e di morte.
Perché proprio la figura di Sheherazade?
La danza del ventre oggi gode di una incredibile popolarità, che tuttavia non l’ha liberata da molti pregiudizi, perché non è conosciuta in profondità. Come icona di questo viaggio introspettivo, ho scelto Sheherazade, l’intelligente e coraggiosa narratrice delle “Mille e Una Notte”, perché con i suoi racconti sconfigge l’ignoranza e la morte ed il documentario si propone di portare a conoscenza questa danza, oltre i tabù del corpo e al di là del mondo dell’harem e dalle odalische sdraiate, che erroneamente è considerato il luogo dove questa danza ebbe origine e ha ispirato non sempre in modo costruttivo, l’immaginario della danza del ventre fino ai nostri giorni. La sua storia ispira un nuovo genere di danza del ventre con creazioni coreografiche originali tra cui: Lyrical VeilDance and Lyrical BellyDance, Latin BellyDance, Tribal Fusion e Danza del Ventre in Gravidanza.

Come trovare la Sheherazade che è in ognuna di noi?
Non certo chinando la testa di fronte ad un destino avverso, né fuggendo, ma anzi accettando una sfida terribile, richiamando con coraggio e determinazione l’energia positiva, costruttrice di fratellanza e di amore, che è – troppo spesso – imprigionata e inerte sotto il velo della paura e dell’ignoranza. Ogni donna, oggi, ha una storia da raccontare. Vincere la paura, anche con l’aiuto di altre donne, è essenziale per portare nel mondo il proprio messaggio di pace.

In quest’ottica, la danza del ventre si fa strumento di riscatto: un’arte che ha viaggiato e viaggia attraverso i secoli, un’arte universale, che non conosce confini, che si tramanda da donna a donna, spesso da madre a figlia, che sta pian-piano faticosamente uscendo dal ghetto dell’harem, dove gli uomini l’avevano rinchiusa…

Ci parli della preparazione al parto tramite la danza del ventre…
I suoi movimenti fluidi e circolari, abbinati al respiro lento e profondo, aiutano la futura mamma a sentire il bacino ed al momento del parto agevolano la nascita del bambino. Non è solo una danza molto sensuale, ma anche una forma antichissima di preparazione al parto: la danza del ventre vanta una tradizione secolare. Risale infatti a riti religiosi pagani praticati nell’antico Egitto, rivolti a divinità e a forze naturali. Queste cerimonie esprimevano pienamente il simbolismo della fertilità (ecco perché sono danze esclusivamente femminili), richiamando il contatto con la terra ed esaltando i movimenti sensuali.

La capacità della donna di procreare e la sua diretta correlazione con la fecondità della terra sono rappresentati in questa danza, attraverso i movimenti sinuosi del bacino e l’energia emanata dal corpo femminile. Il ventre viene inteso come luogo della procreazione, come sorgente di vita, ed è quindi collegato alla figura della donna madre, simbolo della fecondità e della fertilità.

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I pantaloni da “odalisca” possono essere indossati sotto una gonna, o semplicemente da soli.
Io vi fornisco le istruzioni per realizzarli da sole, ma voi potete sbizzarrirvi a scegliere il tipo di stoffa che più vi piace.
Potete farli coprenti, trasparenti, leggeri, pesanti, a tinta unita o colorati.. lasciate libera la fantasia!

I pantaloni da odalisca:
Una volta tagliata la stoffa sono facili da cucire, perché sono sufficienti due cuciture e tre orli.
Spesso i pantaloni sono realizzati tagliando il davanti ed il dietro nello stesso modo, ma se volete, potete distinguere il davanti abbassandolo di un cm.
Per fare quelli più semplici, piegate la stoffa a metà e tagliate due parti esattamente uguali

Variazioni:
Potete lasciare aperto il lato, arricchirlo con motivi ornamentali, e collegare le due metà con fili di perline, nastri metallici o altre decorazioni.
Potete aggiungere davanti e dietro dei pannelli o delle sciarpe e cucirli direttamente sui pantaloni, o attaccarli ad un elastico o un nastro separato, da legare successivamente.Avrete un effetto differente sulla figura, a seconda dell’ampiezza e del tessuto.
L’altezza dei pantaloni varia a seconda della lunghezza delle vostre gambe.
Considerate in media da 5 a 10 cm per ogni orlo a seconda dell’altezza dell’elastico che userete.

Misure:

Misurate l’elastico intorno all’addome, sotto l’ombelico, dove sistemerete la parte superiore dei pantaloni. Questa è la vostra linea della cintura.
Ora misurate da questa linea a terra: questa è la lunghezza del pantalone.
Aggiungete a questa lunghezza 10 cm per l’orlo superiore ed inferiore.
Misurate il fianco, sulla parte più larga: questa sarà la misura dell’anca.
Misurate la coscia nella parte più larga.
Poi sedetevi su una sedia e misurate dalla linea della cintura alla sedia ed aggiugete 2,5 cm (o 5 cm per pantaloni molto ampi): questa sarà la misura del cavallo.
Aggiungete dai 16 ai 32 cm alla misura dell’anca e coscia a seconda di quanto volete siano ampi. Se li volete sottili aggiungete 10-13 cm.
Il modello è metà gamba in larghezza, ma intera in altezza.

Costruzione:

Quando il disegno è completo, determinate quanta stoffa vi serve utilizzando lo schema in figura.
Fissate il modello al tessuto con le spille e tagliate.
Cucite prima le cuciture centrali, poi le rimanenti.
Fate gli orli, lasciando lo spazio per gli elastici, sulla linea della cintura e sulle caviglie.
Fate varie prove per vedere se l’altezza dei pantaloni va bene, prima di cucire.
Usate una spilla da balia per inserire gli elastici e regolate bene la misura, provando ad indossarle i pantaloni fissando gli elastici con una spilla, poi cucite.
L’elastico deve essere sufficentemente teso, ma non stretto.

Un consiglio:

Se utilizzate un elastico abbastanza alto per la linea della cintura, fissatelo in più punti al pantalone, poiché tende a torcersi.

Fonte: Shira

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“… diventa la chiave per aprire i lucchetti che bloccano la personalità di una donna”

Vi riporto qualche stralcio dell’intervista fatta da Roberto Grande a Maria Strova.
Vi invito a leggerla tutta qui

Cosa rappresenta la danza del ventre?
“La danza del ventre, al contrario di quanto la stragrande maggioranza delle gente crede, non è una danza erotica, ma è recupero, scoperta rispettosa del proprio corpo e della propria femminilità, in una società dominata da rigide regole maschili e maschiliste che lascia poco spazio al sentire femminile. Nel quotidiano c’è poco della simbologia femminile: il quotidiano è correre, produrre, non sentire il proprio corpo. Con questo modo di vivere abbiamo perso il rapporto con il centro del nostro corpo”.

Lei ha nominato il velo, esattamente cosa rappresenta?
“Il velo è un simbolo ambivalente, è gioco di vedo non vedo, il velo porta la donna al di fuori dei suoi limiti aiutandola a superare le tensioni e quindi ad esprimere meglio la propria personalità. Il velo porta la sua attenzione fuori da tutto ciò che blocca la donna”.
Cosa rappresenta, invece, il ventre?
“Il ventre indica la centralità, il luogo da cui tutto nasce, e scoprire il ventre, imparare a muoverlo, riconoscere la sua vitalità e la sua fisicità rappresenta una riscoperta della propria forza”.
Perché una donna dovrebbe imparare la danza del ventre?
“Per riscoprire il piacere di danzare al ritmo della musica, per ritornare a conoscere il proprio corpo che si abbandona all’improvvisazione, Inoltre la danza del ventre può diventare la chiave che riesce ad aprire i lucchetti mentali che bloccano l’espressività e la personalità di una donna, ingabbiata nel ruolo di donna-oggetto che troppo spesso è spogliata ma che non mostra niente di sé come persona”.
Perché lei rielabora continuamente questa danza?
“La danza del ventre non è esclusivamente tecnica o folclore, ma è un coltivare la propria femminilità attraverso la recitazione, la respirazione e la danza stessa; è un linguaggio teatrale che ingloba e comprende diversi linguaggi”.

Esiste un’età per iniziare a ballare?
“No. La danza del ventre è indicata per le donne dai 12 in su e non esistono controindicazioni neanche per le donne in gravidanza, che possono imparare molto ballando dal quarto mese in poi e tante volte fino al giorno del parto stesso!”.
Quali sono i simboli più frequenti in questa danza?
“Sicuramente uno dei simboli più forti è il cerchio, il quale rimanda alla luna, al ventre di una donna in gravidanza, ai movimenti che si compiono danzando; il cerchio non esclude ma accoglie al proprio interno. Altri simboli sono la terra, i capelli, le mani, lo sguardo: ognuno di essi con un forte significato che la danza del ventre insegna a scoprire ed a capire”.

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E non dico altro…

 


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