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Archive for 16 marzo 2008

Danza Orientale

Ho da poco conosciuto questa danza antichissima e me ne sono innamorata…

La sorpresa è stata scoprire gli innumerevoli benefici che porta sia nel corpo che nella mente…

Questa danza, conosciuta comunemente come Danza del Ventre, è chiamata in italiano Danza Orientale, in lingua originale Raks Sharki e Belly Dance in inglese.

Vi riporto alcuni brani di un articolo interessantissimo della della Dott.ssa Monica Monaco:

A livello fisico si verifica un miglioramento della circolazione sanguigna, del transito intestinale, dei dolori mestruali e di quelli della colonna vertebrale, sia a livello lombare che cervicale, mentre a livello psicologico i vantaggi ottenibili sono stati spesso indicati in termini di rilascio delle tensioni, di acquisizione di una maggiore consapevolezza corporea, di un senso di rinascita e di riscoperta della femminilità.

Si tratta di risultati che possono ricondurre la danza del ventre nell’ambito delle tecniche della fisiodanzaterapia, cioè un intervento che mira alla riabilitazione fisio-motoria attraverso specifiche tecniche di danza.
Questa disciplina infatti possiede potenzialità di cura che, se attivate e gestite da professionisti adeguatamente formati e competenti, può essere rivolta alla prevenzione e al recupero di disturbi psicopatologici, attraverso la danza individuale, di coppia o di gruppo.
A questo punto si potrebbe cominciare a dubitare che si stia parlando della stessa danza del ventre che si crede di conoscere, poiché l’immaginario occidentale è ricco di danzatrici del ventre che si esibiscono per gli uomini, sottolineando più l’esperienza relazionale-sensuale legata a questa danza.
E’ dunque utile fare un passo indietro e tornare alle origini della danza orientale per comprenderne il suo significato antico che è strettamente connesso alle sue valenze terapeutiche psicofisiche e che consente di rileggere una simile esperienza nelle sue possibilità personali-terapeutiche per chi la compie, che tuttavia non escludono né la relazione, né la sensualità.

E’ una sorpresa per molti scoprire che la danza orientale non nasce per essere uno spettacolo che allieta gli uomini, bensì come una danza delle donne per le donne che si ricollega ad antichi culti religiosi legati alla madre terra che propiziavano e celebravano la fertilità nelle antiche società matriarcali della Mesopotamia.
Si narra che essa venisse danzata in cerchio intorno alla partoriente dalle altre donne che, in questo modo, partecipavano simbolicamente alla messa alla luce del nascituro, o ancora che fosse utilizzata durante le festività agricole per propiziare un buon raccolto.
La sua natura veniva associata dunque ad una femminilità-fertilità e non vissuta esclusivamente come sensualità.

Questi riferimenti storici rappresentano una premessa necessaria prima di incominciare l’approfondimento dei diversi aspetti che permettono di leggere le potenzialità benefiche di una danza che può rappresentare una forma di sintesi dei contributi della musicoterapia, della danzamovimentoterapia e della psicologia dello sport.

Analizzando in dettaglio gli aspetti terapeutici di questa danza, troviamo la musica, soprattutto per i ritmi e le percussioni, che genera emozioni positive, serenità, gioia e vitalità; la creatività, dove il movimento del corpo permette la completa e naturale espressione artistica e contrasta la tendenza a trattenere le emozioni; la scoperta delle proprie potenzialità; l’esperienza di condivisione in un gruppo di donne….

Il gruppo di danzatrici del ventre inoltre permette un naturale confronto sul femminile, senza dovere esprimere verbalmente l’argomento, offrendo un’ area protetta dove alcuni aspetti quotidianamente non svelati o non vissuti possono essere sperimentati, condivisi e rispecchiati reciprocamente.
Ciò assume un valore fondamentale soprattutto in momenti critici dell’evoluzione del sé femminile, quali la pubertà e l’adolescenza, ricchi di trasformazioni corporee (la comparsa del seno o l’arrotondamento dei fianchi) che possono così essere esplorate, elaborate e accettate con più facilità.
Un intervento evolutivo attraverso la danza del ventre la riconduce nell’ambito delle cosiddette danze educative che possono sviluppare autoriflessioni che concorrono alla formazione della personalità e dell’identità.
Un altro momento del ciclo di vita in cui il gruppo di danza del ventre può diventare un gruppo importante psicologicamente è quello della gravi-danza; in tale momento esso infatti si presta per la condivisione di un altro aspetto peculiare della femminilità: la generatività.
Attraverso la sperimentazione di movimenti morbidi, lenti e dolci, le future mamme entrano in contatto con i propri figli cominciando a cullarli con i loro movimenti che, allo stesso tempo, rendono più elastici alcuni muscoli coinvolti nel parto.
In questo modo si possono consolidare le basi della relazione madre-bambino e, allo stesso tempo, la danza del ventre può essere cominciata a pensare dalle gestanti come una risorsa per rimettersi in forma allegramente dopo il lieto evento.
Questo può tornare utile per affrontare le difficoltà che possono nascere nel rapporto con il proprio corpo cambiato dalla gestazione, contribuendo a prevenire uno degli aspetti cognitivi che sembra contraddistinguere l’autopercezione corporea nella depressione post-partum.

La danza Orientale aiuta anche a risolvere grossi problemi psicofisici come l’anoressia e la bulimia ecc… 😯

Vi consiglio di leggere l’intero articolo, perché è interessantissimo! 😉

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