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Archive for ottobre 2007

Jack Bender racconta di Lost

Lost 

Lo scorso giugno, Jack Bender, uno dei produttori esecutivi nonché regista di Lost e di altre serie come I Soprano, Ally McBeal, The Practice, Carnivale, ha tenuto a Roma alcune lezioni interessanti sul passaggio cruciale da pagina scritta a messa in scena.
Ecco quanto ne è emerso.

La genesi di Lost è stata piuttosto travagliata.
La prima idea è stata quella di rifare in versione drama il reality di successo Survivor, ma il primo script è stato considerato terribile da ABC .
 JJ Abrams,  allora produttore esecutivo di Alias, è stato ingaggiato dal network per lavorare all’idea di base ritenuta comunque molto valida.
In tempi strettissimi, Abrams in collaborazione con gli altri due principali executive producer della serie, Damon Lindelof e Carlton Cuse, ha scritto la sceneggiatura del pilota.
Una volta approvato lo script, hanno avuto pochissimo tempo disponibile  per trovare il cast e girare il Pilot, anche perché la maggior parte degli attori interessanti per le parti erano già contrattualmente impegnati in altri progetti.
La scelta di attori semi-sconosciuti è stata inizialmente dettata da ragioni di tempo e di budget tecnico, ma si è rivelata vincente.

Il Pilot inizialmente aveva una sequenza lineare: le persone che si imbarcano su un aereo, lo schianto e i sopravvissuti che cercano di aiutarsi.
E’ stato Lindelof a proporre di mescolare gli eventi: iniziare dal primo piano dell’occhio di Jack, sopravvissuto all’incidente, per poi muoversi in avanti e indietro nel tempo.

Nella versione originale del Pilot Jack doveva morire, ma i test effettuati sul pubblico prima della messa in onda, hanno deciso il destino di quello che è diventato uno dei personaggi principali della serie.
Anche i flashback non esistevano nella prima versione del Pilot e sono stati a lungo osteggiati da ABC, sia perché li riteneva un elemento vecchio e che distoglieva lo sguardo dall’ isola, sia perché non era convinta delle loro potenzialità narrative. 
Quasi tutti i flashback sono girati alle Hawaii con l’ausilio di green-screen e computer grafica.
In particolare si è cercato di eliminare dai flashback i colori predominanti dell’isola, verde e blu, per distinguere le due sezioni narrative.

Sempre di Lindelof è stata l’idea di bloccare Locke su una sedia a rotelle. Inizialmente, infatti, la storia di Locke non prevedeva alcun handicap.
Le scene erano già state girate e il set era già stato liberato dai resti dell’aereoplano, così il regista ha dovuto inventare dei trucchi per girare di nuovo le scene in cui il personaggio, sull’isola, si rende conto di di poter camminare:
piani stretti, sfocature, immagini stock hanno realizzato l’effetto desiderato.

La storia pensata per Hurley non soddisfaceva nessuno, finché a Carlton Cuse venne l’idea di legare il destino del personaggio ad una serie numerica; Lindelof approvò e venne girato un nuovo flashback.

I personaggi di Jin e Sun non erano previsti, ma l’attrice è piaciuta così tanto alla responsabile casting che hanno scritto una nuova storia comprendendo anche Jin.
Curioso è il fatto che quest’ultimo ha dovuto studiare di nuovo il coreano per poter recitare in lingua, visto che aveva sempre recitato in inglese ed aveva dimenticato la lingua di origine.
Anche al primo episodio dei coreani, la ABC si era opposta: una puntata con il cinquanta per cento di tempo sottotitolato non era vista di buon occhio (record per la televisione free nord americana), ma il successo di Lost ha dimostrato il contrario.

Altre opposizioni da parte della ABC sono state mosse sull’episodio Dave, dove sembra che l’intera isola sia il frutto della mente malata di Hurley, ma per fortuna i produttori esecutivi ne hanno salvato la messa in onda.
Il direttore del network si era opposto anche alla scena dove il beechcraft giallo, contenente le statuette piene di droga,  si schiantava sull’isola. L’opinione era che un elemento così dirompente, in quel punto della narrazione, avrebbe compromesso il successo della serie.
Il compromesso che ha permesso la messa in onda è stato quello di rendere l’intera scena onirica.

Gli attori inseriti nella seconda stagione non sono risultati molto graditi al pubblico, per questo ne sono stati uccisi più di quanto previsto inizialmente. In ogni caso i produttori ritengono che questi personaggi abbiano avuto un senso nella storia globale di Lost.
Forti dubbi sull’ambientazione della seconda stagione nella botola, sono stati sollevati dalla ABC, per la convinzione che il successo fosse derivato dall’ambientazione esotica dell’isola. Un compromesso è stato quello di bilanciare le scene tra l’interno e l’esterno della botola.

Quando è nata l’idea della botola, non era chiara la sua funzione, compresi i numeri da inserire nel computer.
JJ Abrams propose di lasciarla inerte per alcune stagioni e far accendere la luce solo tre o quattro anni dopo, oppure di far trovare all’interno di questa un’altra botola… come un gioco di scatole cinesi
Poi si arrivò a decidere di terminare la prima stagione con la telecamera che faceva una panoramica dell’interno della botola, ma risultò più efficace la soluzione finale di accendere una luce e lasciare il pubblico con il fiato sospeso fino all’inizio della nuova serie.

L’interno della “hatch” è passato da un’ambientazione simile ad una navicella di Star Trek ad una di Blade Runner, fino ad arrivare al terzo allestimento, quello definitivo.

“Live together die alone” è il motto della troupe di lavoro di Lost: rappresenta la loro filosofia di lavoro e di vita che prevede la collaborazione e il sostegno reciproco. La frase è  diventata successivamente il titolo di uno degli episodi chiave della serie.

Come per i copioni degli attori, per ragioni di segretezza, Bender ha ricevuto lo script dell’ultimo episodio della terza serie solo due giorni prima delle riprese, così le ultime pagine, relative all’ultima scena sconvolgente, sono state consegnate solo ai due attori coinvolti e al regista.

In ogni stagione viene prefissata una tematica di fondo e alcuni snodi narrativi importanti, tuttavia è possibile spaziare e muoversi all’interno di questa struttura, inserendo nuove idee e soluzioni.
I tempi di produzione sono strettissimi, funziona tutto come una catena di montaggio, ma senza compromettere la qualità finale del prodotto; a volte la produzione si trova in anticipo di sole quattro settimane rispetto alla messa in onda.

Ci riferisce Bender che gli attori lavorano circa quattordici ore al giorno per cinque giorni la settimana, nove mesi l’anno e hanno il permesso di lasciare l’isola solo in rarissimi casi.

Bender ha infine aggiunto che hanno in serbo per noi tre stagioni, da sedici episodi l’una, ad altissimi livelli qualitativi.

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Potevo non pubblicare il gioco che sta facendo impazzire il web?

Osservate la ballerina… attentamente…. secondo voi gira in senso orario o antiorario?

Ballerina Nera

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yogurt facilissimo 

Io conosco un metodo per fare lo yogurt senza bisogno di yogurtiera… semplicemente con gli accessori comuni da cucina…

Occorrente:
2 cucchiai di yogurt (preferibilmente Kyr)
1 litro di latte fresco
1 bollilatte (casseruola/pentola alta)
1-2 coperte

Mettete il latte nel bollilatte e portate ad ebollizione.
Non fate bollire, ma spegnete il fuoco quando sta per iniziare: lo riconoscete perché si formano le bollicine in superficie.
Fate raffreddare finché, mettendo il dito dentro, lo sentite moderatamente caldo: cioè non vi scottate, riuscite a sopportare il calore, ma non è tiepido/freddo.
La giusta temperatura permette ai fermenti lattici di proliferare.
Togliete la panna formata in superficie e mettete i 2 cucchiai di yogurt nel latte mescolando delicatamente.
Coprite il bollilatte con un coperchio o un piattino ed avvolgetelo in una o due coperte di lana o pile.
Ponete il fagotto in un posto che non toccherete assolutamente per circa 10-12 ore: è importante che il preparato non riceva alcuna vibrazione, ma rimanga immobile.
Di solito io lo preparo la sera e lo lascio in un punto della casa un pò dimenticato, poi la mattina vado ad aprirlo e…. sorpresa!!!!
Vi assicuro che l’emozione è forte!
Conservatelo in frigo e consumatelo come volete.
Prima di aggiungere lo zucchero o altro dolcificante, provate ad assaggiarlo così.
Potete anche arricchirlo con della frutta e/o miele, ma vi assicuro che è buonissimo al naturale.

In alternativa potete intiepidire il forno e mettere dentro il bollilatte, ovviamente senza coperte: l’importante è che mantenga una temperatura per lo più costante e non riceva vibrazioni. 
Io ho notato che, se il bollilatte è di quelli smaltati bianchi all’interno, lo yogurt viene meglio…

A questo punto potete anche sbizzarrirvi cambiando tipo di latte e usando quello di capra o pecora… divertitevi ed usate la fantasia!

Consigli:

  • Lasciatevi un paio di cucchiai per produrre lo yogurt successivo.
  • Se utilizzate un bollilatte rivestito all’interno di ceramica, avete maggiore successo!
  • Vi consiglio il kyr, perché diversamente da tutti gli altri yogurt, viene fuori uno yogurt compatto e molto gradevole, per nulla acido! Sembra un enorme budino di yogurt.
    Mia nonna, che non sopportava lo yogurt, di questo se ne mangiava chili!!!
  • Vi consiglio anche di non esagerare, perché è molto buono e sareste tentati di finirlo tutto, altrimenti avrete spiacevoli effetti collaterali… :mrgreen:

Provate, e fatemi sapere!

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I muffin di Juliet

Dato che la mia mania di Lost è arrivata a livelli inopinabili…
Oggi vi propongo la ricetta dei muffin di Juliet!

Naturalmente durante la preparazione dovete ascoltare ad alto volume la mitica Downtown di Petula Clark!!! 
Cercate di non farli bruciare come lei, però!!!!

Tempo di preparazione e cottura: 30 min

Ingredienti per 12 muffins circa (con lo stampo da 12 per il forno):
300 gr farina
100 gr zucchero
200 ml latte
2 uova
100 gr burro
1 limone
1 bustina di lievito

Mescolate ed amalgamate le uova, il latte e il burro che avrete precedentemente sciolto.
Aggiungete poi la farina, la scorza grattuggiata di limone e per ultimo il lievito.

Riempite gli stampini dei muffin e infornate a 180° per 13 minuti circa.

Al cioccolato:
Sostituite gli 80gr di farina con 80 gr di cacao zuccherato.

Al cioccolato fondente:
Aggiungete pezzetti di cioccolato fondente.

Alle mele:
Aggiungete pezzetti di mela e un pò di cannella in polvere.

Buon appetito!

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Vi riporto un consiglio che sta girando per mail:

Durante una grigliata fra amici, Ingrid cade improvvisamente a terra.
Le si offre di chiamare l’ambulanza ma, rialzandosi, Ingrid dice di essere inciampata con le scarpe nuove in una pietra.
Siccome è pallida e tremante, gli amici l’aiutano a rialzarsi, le danno una mano a ripulirsi e le danno un piatto nuovo.
Ingrid trascorre il resto della serata serena ed in allegria.
Il marito di Ingrid mi telefona la sera stessa dicendomi che ha portato sua moglie in ospedale.
Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Ingrid è deceduta.
Ingrid aveva avuto un attacco cardiaco durante la grigliata.
Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un attacco cardiaco Ingrid sarebbe ancora viva.
La maggior parte delle persone colpite da infarto non muoiono immediatamente, ma restano bisognose d’aiuto in una situazione disperata.

Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore dall’attacco si può facilmente porvi rimedio ed evitarne le conseguenze.
Il trucco è riconoscere per tempo l’attacco cardiaco, riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in terapia; cosa che non è facile.
Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha avuto un attacco di cuore:

* Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);
* Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio: “Oggi è una bella giornata”); se non ce la farà è sotto attacco;
* Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci riuscirà solo parzialmente);
* Chiedete al paziente di mostrarvi la lingua, (se la lingua sembra ingrandita o la muove solo lateralmente è anche questo un segno di chi è colpito da attacco cardiaco).
Nel caso si verifichino uno o più dei sovra citati punti chiamate immediatamente il pronto soccorso e descrivete i sintomi della persona per telefono.

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vasca idromassaggio 

Per pulire la vasca idromassaggio senza andare a comprare detergenti appositi abbastanza costosi potete:

1. Lavarla con una spugna morbida ed il detersivo neutro per i piatti.
2. Ogni 10 “bagni” circa, riempitela solo con l’acqua fino a coprire le bocchette, poi versate nell’acqua l’aceto bianco (1/2 tazzina da caffè circa) ed azionate l’idromassaggio per 10 minuti.
Questo dovrebbe pulire le bocchette dalla sporcizia e dal calcare.

Buon lavoro!

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CARE THE PEOPLE Onlus

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Alcune province del Vietnam sono state nuovamente flagellate dal maltempo; le inondazioni hanno causato morti e senzatetto, aggravando le condizioni di vita di una popolazione già in difficoltà.
Come in altre aree del mondo, anche lì con ciò che per noi è poco si può realizzare molto.

Due miei cari amici sono andati in Vietnam per raggiungere la loro attuale figlia. Lì hanno avuto l’occasione di conoscere di persona Enzo Falcone, che vive e lavora da anni in Vietnam dove ha fondato e dirige la sua associazione.
Ne hanno apprezzato l’impegno, la serietà e la passione.

Se siete interessati a dare il vostro contributo, compreso il diffondere questo messaggio, trovate le istruzioni di seguito.

Si può contribuire agli scopi dell’associazione in diverse forme:

1.      versando un’offerta in denaro a mezzo bonifico bancario sul c/c n. 4949/30 intestato a Care the People Onlus, Banca Popolare di Sondrio, agenzia 11 Milano, ABI 05696 – CAB 01610   oppure sul conto corrente postale n. 45258571 intestato a Associazione Care The People onlus; oppure c/c n. 004-1-14-057694-9 intestato a Care the People, Vietcombank Danang, Bank for Foreign Trade of Vietnam, Danang Branch, Address: 140 Le Loi street,  Danang City, Vietnam, Swift Code: BTFVVNVX004

2.      donando beni personali o prodotti della propria azienda

3.      offrendo il proprio tempo libero o le proprie competenze professionali

4.      diffondendo questo messaggio

5.      CARE THE PEOPLE Onlus è tra i beneficiari dei proventi del 5 per mille dell’IRPEF. Basta apporre la propria firma nel riquadro dedicato alle Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale (Onlus) e inserire nello spazio apposito il Codice Fiscale di CARE THE PEOPLE Onlus 9733396015

 Potete anche scaricare la locandina dell’associazione

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